Kaigon VOL IV estratto

Tomoe, dopo che l’ultimo predone aveva abbandonato il campo di battaglia, scese lungo il pendio con Kaigon appena dietro. Quest’ultima non mancò di scivolare più volte tra i sassi, data la forte l’inclinazione della parete della gola. Sembrava che i suoi stivali fossero inadatti a quel terreno, ma il suo incedere incerto non era dovuto alle calzature, le medesime che indossava il Generale, bensì dalle sue gambe  timorose e spaventate. [..]

[..] Kaigon si protese per prenderlo, ma non fu particolarmente abile nello slancio, così che il vento lo fece volare alcuni metri oltre. Mentre osservava il drappo rotolare mesto verso il letto del fiume, la ragazza si accorse che non vi era alcun rumore intorno, se non un lieve sibilo dato dal crepitio delle fiamme accese tra le carcasse dei veicoli. Questa situazione di calma apparente le attanagliò il cuore, come se fosse stata appena investita dalla prima lieve folata di brezza che preannuncia un violento temporale. Raggiunse il pezzo di stoffa, lo strappò letteralmente da terra e corse a ricongiungersi con il suo maestro, ferma poco più avanti. [..]

– Vedi questi automezzi?… Erano nostri, ma ci sono stati rubati tempo fa.- disse Tomoe indicando un veicolo militare semidistrutto dal fuoco, sulla cui fiancata, però, ancora era impresso lo stemma dell’esercito. Kaigon osservò quel simbolo inclinando il capo, chiedendo subito dopo:

– Come è stato possibile?-

Il generale si voltò verso la ragazza e quasi le sfuggì un sorriso materno.

– Tante cose non sai Governatore, ma forse ti hanno mandato proprio per questo…Ora andiamo.- la esortò Tomoe. 

[..] Dopo un paio di tentativi andati a vuoto, il motore si accese rimbombando nella vallata. Kaigon fece il gesto di smettere, temendo il ritorno di quegli uomini. Per tutta risposta Tomoe affondò ripetutamente sull’acceleratore, così che il rumore di ferraglia e scoppi di marmitta si sentisse bene e fosse amplificato dell’eco della valle. 




Adesso, senza appigli saldi, si sentiva precaria, con la pressante paura di essere sbattuta fuori dall’abitacolo. Gli scossoni la facevano scivolare a destra e a sinistra, costringendola ad afferrare rapidamente qualsiasi cosa le capitasse a tiro non appena sentisse il veicolo sfuggirle da sotto il sedere. Cercò di piantarsi nel ventre di quel maledetto mucchio di metallo instabile, poggiato su quattro routine di gomma tarlata.

Pubblicato da Giovanni Retrosi

a volte scrivo ... altre disegno... se vi piacciono i disegni e i cartoni anni 70/80 mi trovate su istagram @tantoperperdertempo. Nel 2019 ho pubblciato Il mio primo romanzo François dal Promontorio edito da CTL Livorno. Su Amazon ho pubbicato dei brevi racconti dal contenuto eterogeneo. L'ultimo progetto si intitola Kaigon, ed è suddiviso in diverse parti: un esperimento tra scrittura e graphic novel tutt'ora in costruzione.

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